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"AMICI":
Il talent show di Maria De Filippi, secondo il periodico "L'Osservatore Romano" , non è assolutamente un invito all'amicizia o alla fratellanza ma una "scuola di perfidia e cattiveria" che mette ragazzi giovani al centro di un vortice di pettegolezzi e cattiverie. Un duro attacco al meccanismo dei reality show ma in particolare alla scuola più famosa d'Italia e all'"imbuto crudele" che mette a fuoco scontri, pettegolezzi, competizione e cattiverie al solo scopo di aumentarne gli ascolti. Le urla e le liti di certo non mancano: dalle isole sperdute su cui si muovono i famosi - i non ancora famosi ma aspiranti tali - ai troni sui quali siedono gli avvenenti giovanotti di "Uomini e donne". Ma gli ascolti, incuranti della critica, danno ragione agli autori dei programmi che, infatti, incassano il loro successo anno dopo anno, edizione dopo edizione. "L'Osservatore romano", però, sostiene che questo successo, soprattutto dei vincitori di turno dei vari reality, è "a scadenza: valido fino a quando gli stessi che li hanno elevati all'onore della cronaca non avranno bisogno di un nuovo fenomeno per alimentare il mercato". La ricerca del talento dei giovani passa, così, in secondo piano generando "modelli televisivi errati" e un tipo di "successo a scadenza", secondo le testuali parole del giornalista Filotei. Un giudizio senza mezzi termini verso una delle trasmissioni più seguite in assoluto dagli adolescenti italiani che assorbirebbero, secondo il periodico della Città del Vaticano, modelli di comportamento errati finalizzati ad aumentare gli ascolti e, in ultima analisi, al ritorno economico. IL TALENT SHOW DI MARIA DE FILIPPI È DISEDUCATIVO? VOI COSA NE PENSATE?
Il crocifisso della discordia: cosa ne pensi?
Il crocifisso è stato virtualmente staccato dal muro delle aule scolastiche italiane dalla condanna della Corte europea per i diritti dell'uomo. Non è solo un dibattito o una polemica ma una condanna che vieta l'utilizzo del crocifisso in classe. Il motivo: appenderlo è una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e del diritto degli alunni alla libertà di religione. Tutto questo a seguito della protesta di una mamma che chiedeva alla scuola dei figli di non appendere il crocifisso in classe. La signora, di origini finlandesi, si chiama Soile Lautsi e, come spiega, è arrivata alla Corte europea dopo una serie di appelli. Si tratta di un caso unico, la prima sentenza che regoli l'utilizzo della croce in classe. La difesa dello Stato italiano, letteralmente trascinato in tribunale dalla signora Lautsi, sosteneva che la croce è simbolo della cultura e della storia italiana, è insomma un simbolo di italianità oltre che un simbolo religioso. Per la signora Lautsi e la Corte invece l'italianità non c'entra. si tratta di un simbolo religioso che può turbare gli studenti appartenenti ad altri credo. L'Italia ha già annunciato ricorso, mentre al notizia si diffonde in Europa dove è seguita con attenzione. Sul nostro lato delle Alpi è dibattito, e il Vaticano ha chiesto chiarezza: vuole leggere la sentenza. Cosa ne pensano gli studenti di ieri e di oggi, gli insegnanti e i genitori come Soile Lautsi? |
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